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Un “Minivinitaly” a Verona, a cura del locale Fogolâr Furlan

Come ben arcinoto, in primavera, a Verona, ha luogo il VINITALY, la più grande manifestazione al mondo dedicata alla cultura del vino che riempie annualmente di gioia di vivere tutti i capannoni della Fiera di Verona. Una manifestazione straordinaria, vanto d’Italia e frequentatissima!

Naturalmente la Regione Friuli Venezia Giulia non poteva essere assente, con le sue straordinarie eccellenze vinicole ed ha fatto la sua parte. Una parte da leone.

Il Fogolâr Furlan di Verona non poteva restare indifferente a quanto detto sopra e, in virtù dello spirito d’iniziativa del Presi-dente Enrico Ottocento, che ha preso gli opportuni contatti con il Presidente dell’En-te Friuli nel  Mondo Pittaro, del Ducato dei Vini Friulani e con alcuni espositori al Vinitaly, ha organizzato un incontro eno-gastronomico tenuto in un noto elegante e capiente lo-cale di Zevio (VR) che ha riscosso uno straordinario successo. Il menù era ben assortito: cinque portate di cibi, approntate  dallo Chef del Ristorante “Il cjant dal Rusignul” (GO) cui sono stati abbinati cinque tra i più gradevoli vini friulani, prevalentemente del Collio.

Senza bisogno di tanta pubblicità, la voce ha preso a circolare, sospinta da un refolo favorevole, e così la sera del 4 aprile, u.s. il “Ristorante Tenuta Albertini” s’è riempito di poco più di 150 “assaggiatori-consumatori”: ben pensanti e ben beventi.

La serata ha avuto svolgimento inizialmente con l’assaggio dell’eccellente “Bollicine” del Presidente Pittaro ed è proseguita con l’assaggio di due più che eccellenti prosciutti, uno crudo l’altro cotto e caldo, tagliati a coltello, che hanno predisposto molto bene i presenti.

Poi il Presidente del Fogolâr Furlan di Verona Enrico Ottocento ha introdotto lo  stesso Presidente Pittaro, che ha subito schiarito le idee ai commensali condensando un pochissime parole il suo concetto del nostro vino, che secondo Lui è “…Di quattro specie. Quello bianco, quello nero, quello buono e quello cattivo”! Poche idee, ma molto chiare.

Quindi si è provveduto allo scorrimento del menù con presentazione, a turno, con toni tecnici, ma anche appassionati dei vini associati ai piatti da parte dei singoli produttori.

Il tutto ha riscosso un grande successo, sia per la formula, sia - e soprattutto - per la qualità eccelsa dei vini. Lo spumante Brut, “Talento” dei vigneti Pittaro, il Friulano “Ronco Cucco” della tenuta Villanova, il Malvasia “DOC Collio” della tenuta “Ronco dei tassi”, il Refosco dal peduncolo rosso della tenuta “Castelvecchio” ed il Verduzzo friulano di Valentino Butussi, hanno tenuto banco mandando in estasi e anche un po’ su di giri i commensali.

I friulani presenti, in prevalenza, e i simpatizzanti del Fogolâr, o… del vino hanno veramente gradito l’iniziativa, studiata e voluta da Enrico Ottocento, raccomandando al termine della serata il pro-seguimento del tutto nei prossimi anni.

La presenza dei produttori e la personale presentazione dei loro rispettivi vini, con dovizia di particolari, curiosità e aneddoti relativi alle famiglie che gestiscono le tenute piace a chi si rigira nella mano il calice, osservando il colore, la leggerezza del vino poi associata e completata dal profumo.

L’assaggio e la gradevolezza di un vino piuttosto che un altro è, poi, un’altra cosa: è una scelta organolettica personale.

Al di là dell’enorme valenza di un Vinitaly, queste  manifestazioni più capillari nelle varie località d’Italia sono delle vere ed importanti azioni di promozione. Dirò che ha colpito i presenti anche il fatto che molti produttori giovani discendono da vecchi produttori di famiglia, continuando l’arte dei nonni e dei bisnonni in questo senso.

Non resta che ringraziare chi ha organizzato e chi ha portato alcuni tra i migliori vini della nostra Regione a contatto con palati che non li conoscevano, venendo anche ad abbracciare la cultura che sottende l’arte della produzione del vino e della sua consumazione.

Per concludere, non resta che ricordare un antico detto veneto

che recita: “E a chi non ghe piase el vin che Dio ghe toga anca l’acqua!”.

                                                                                                                                Roberto Rossini