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Il tempo oscuro della vendetta di Silvia Poli di Spilimbergo

Fogolâr Furlan di Firenze

Il tempo oscuro della vendetta di Silvia Poli di Spilimbergo

Presentato al Gabinetto G.P. Vieusseux

Finalmente un romanzo storico-epistolare di storia friulana: è Il tempo oscuro della vendetta di Silvia Poli di Spilimbergo, tradotto in friulano dal poeta Massimo Govetto. E quale cornice più prestigiosa per presentarlo se non il Gabinetto G.P. Vieusseux, luogo d’incontro di grandi personalità italiane e straniere delle lettere e delle scienze fin dalla sua fondazione nel secolo XIX? Proprio con questo romanzo si è aperto il 24 Febbraio il ciclo di conferenze per l’anno 2012 del Fogolâr Furlan di Firenze che da circa un decennio invita uomini e donne della cultura friulana a presentare qui le loro opere.

Nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi, dove volumi antichi ben allineati nelle grandi librerie emanano un aroma inconfondibile, la presidente del Fogolâr Furlan fiorentino Rita Zancan Del Gallo ha salutato gli ospiti e ai numerosi convenuti ha presentato l’autrice, che discende dalla nobile famiglia dei signori di Spilimbergo, e il Professor Giuliano Pinto, docente di Storia Medievale all’Università degli Studi di Firenze, direttore dell’Archivio Storico Italiano e Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Toscana, già noto ai partecipanti per i suoi studi sulla presenza dei Toscani in terra friulana a partire dal XIII secolo.

Il professor Pinto nella relazione introduttiva ha messo in luce gli aspetti più significativi del romanzo Il tempo oscuro della vendetta. L’ha giudicato un’opera unica e originale, oltre che di piacevole lettura, per aver presentato attraverso una sessantina di lettere (alcune autentiche ed altre ricostruite grazie alla competenza filologica della scrittrice) i fatti  dell’anno 1511 come in presa diretta e dai vari punti di vista dei mittenti, tutti appartenenti alla famiglia dei Signori di Spilimbergo. Il professore si è soffermato ad esaminare alcune lettere, a partire dalla prima nella quale è annunciata la nascita di Adriano di Spilimbergo che diventerà un letterato e istituirà l’Accademia Spilimberghese. Poi ha analizzato la lettera che l’autrice immagina inviata a Niccolò Machiavelli da un suo antenato, nella quale viene fatto un ritratto delle cose della Patria dalla caduta di Roma all’anno 1511. Una terra divisa in fazioni in continua lotta tra di loro e se i fiorentini - ha aggiunto il professore - erano divisi in guelfi e ghibellini ed in Bianchi e Neri, anche i friulani non erano da meno, scontrandosi in continue faide tra Zamberlani filo-veneti e Strumieri filo-imperiali. Il professor Pinto ha chiuso il suo vivace intervento leggendo alcuni passi di una lettera il cui contenuto l’aveva colpito per la raffinata crudeltà mostrata dai Veneziani nell’eliminare i nemici. In questa si racconta della condanna a morte per impiccagione, senza processo, di quattro professori dello studio patavino, colpevoli di aver tenuto un’orazione di benvenuto all’imperatore Massimiliano, quando occupò Padova nel 1509. La sera precedente l’esecuzione fu servito ai condannati un pranzo molto abbondante, ma tutto il pollame aveva attorno al collo una piccola corda, per ricordare il modo in cui sarebbero morti.

L’autrice, dopo aver rivendicato un particolare legame con Firenze in quanto la sua casa è citata nella novella 92 del Trecentonovelle di Franco Sacchetti:

Fu in Frioli nel castello di Spilimbergo …

ha ricordato che il suo lavoro presenta la storia dell’anno 1511 quando in Friuli si abbatterono i cinque flagelli dell’ira di Dio: la guerra, la rivolta, il terremoto, la carestia e la peste. E una parte non secondaria nelle vicende politiche ebbe la famiglia dei signori di Spilimbergo.

Lo spirito sanguinario di quel tempo appare chiaro fin dal titolo del romanzo perché la necessità di vendicare l’offesa, retaggio del diritto germanico, era un obbligo al quale non ci si poteva sottrarre. Anche dopo l’occupazione del Friuli, Venezia non riuscì mai a limitare la dimensione della faida né a scalfire il prestigio di coloro che reagivano perché come diceva Marzio Colloredo, senza la vendetta sarebbero rimasti infami a migliaia di cavalieri onoratissimi d’Italia.

Poi l’autrice ha analizzato le cause della rivolta scoppiata a Udine il 27 Febbraio 1511 e dilagata nelle campagne vicine, che è considerata la più vasta insurrezione contadina italiana del 1500. La rivolta segnava un momento decisivo nella lunga faida che vedeva contrapposte la nobiltà cittadina da una parte e l’aristocrazia feudale dall’altra e concludeva una fase di forti tensioni e di conflittualità sociali che si erano manifestate a partire circa dalla seconda metà del 1400.

La ricostruzione storica del romanzo è stata il risultato di un lavoro minuzioso, non facile a volte perché quanto accadeva in Friuli non era di particolare importanza per gli storici veneziani del tempo. Fu un fiorentino, il Guicciardini, a notare durante il suo soggiorno proprio nel periodo presentato nel romanzo, che tutto il paese orribilmente si consumava e si distruggeva perché essendo più potenti ora i veneziani ora i tedeschi, quelle terre che aveva preso e saccheggiato l’uno, poi recuperava l’altro e ciò accadeva molte volte. Si ripeteva la storia eterna di ogni tempo e di ogni luogo: la sopraffazione dei vincitori sui vinti e dei potenti sui deboli.

Pure, tra tante avversità, il popolo friulano si distingueva per la fierezza dei suoi uomini, per la bellezza delle donne, per la volontà di combattere contro soprusi e violenze, per la capacità di lavorare, come in nessun altro luogo, la sua terra povera e magra e di saper risorgere dalle sue rovine.

Non è facile retorica, ma con questo spirito dobbiamo intendere il romanzo che non è solo la storia dell’anno 1511, ma della forza morale degli uomini e delle donne friulane che si è conservata intatta nel tempo, che li ha fatti risollevare dalle macerie e ricostruire il Friûl dopo le devastazioni del terremoto del 1976.

 

Silvia Poli di Spilimbergo, Il tempo oscuro della vendetta, Campanotto editore, Udine 2011, traduzione in friulano di Massimo Govetto e prefazione di Gianni Colledani.

Il libro presenta una particolarità: nello stesso volume vi è il testo in italiano con a fronte la traduzione in lingua friulana moderna.

 

Per informazioni contattare l’autrice

lavecchiamamma@gmail.com

Il romanzo Il tempo oscuro della vendetta è su Facebook e su Word Press

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